Dissonanzen.07
Settimana di Musica Contemporanea

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Dissonanzen.07 Settimana di Musica Contemporanea.
Conservatorio San Pietro a Majella 21/24 febbraio 2007 Napoli

Presentazione
14 anni. Tanti sono passati dal gennaio 1993, quando Dissonanzen esordiva.
Da allora, diversi palcoscenici hanno ospitato i nostri concerti a Napoli e varie formule artistiche e organizzative sono state sperimentate in un percorso che, fino ad oggi, si è concretizzato nella reaizzazione di 11 stagioni concertistiche.  Da quest'anno, per la prima volta, Dissonanzen è un festival concentrato in una settimana. Sei concerti, sei punti di vista diversissimi sulla galassia-musica contemporanea: un mondo in rapidissima e costante evoluzione in cui, ormai, le tradizionali divisioni che hanno caratterizzato gran parte del secolo scorso (Schoenberg/Strawinsky, amici/nemici di Darmstadt, strutturalismo/alea, minimalismo/nuova complessità) stentano assai a descrivere una molteplicità di fenomeni e di stili che è, piuttosto, specchio contraddittorio del mondo globalizzato. Ecco, dunque, sei appuntamenti con musiche, che per il loro sfuggire sia a facili definizioni che a "spot" di mercato, spesso faticano ad imporsi sia nelle stagioni "generaliste" che in quelle di nicchia. In quelli che sono i limiti ovvi di una Settimana che quest'anno esordisce e che speriamo diventi un appuntamento stabile per la città di Napoli, abbiamo cercato di gettare un po’ di luce su quei percorsi musicali di ricerca che, parlando i linguaggi più diversi, (dall'improvvisazione alla musica elettronica, dalle modalità della musica colta occidentale alle nuove espressioni  di paesi lontani dall'eurocentrismo culturale), proprio perché sfuggono "al già ascoltato", riportano al centro dell'attenzione l'ascolto stesso, in quanto capacità di percepire. Esigono attenzione queste musiche, quella stessa attenzione che giorno dopo giorno un pò tutti noi colpevolmente perdiamo, inseguiti dal caos e dalla sovrapposizione delle informazioni.
L'Ensemble Dissonanzen sarà protagonista di due degli appuntamenti del Festival. In questi anni alcune decine di musicisti napoletani hanno preso parte ai concerti e alle attività dell'Ensemble. Non è poco essere riusciti a coinvolgere tante persone nella progettualità di un gruppo che, a poco a poco, si sta affermando nel panorama italiano ed internazionale, tanto che proprio il progetto con Marc Ribot, che inaugurerà il Festival, sarà proposto il prossimo 9 agosto al Festival di Salisburgo
Alla realizzazione di questo festival contribuiscono in maniera determinante l'Assessorato ai Beni Culturali della Provincia di Napoli, l'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e l'Istituto Banco Napoli-Fondazione al quale va un sentito ringraziamento.
Un ringraziamento particolare va al Conservatorio San Pietro a Majella e al suo Direttore, Maestro Vincenzo De Gregorio, per lo slancio con cui ha deciso di condividere questa impresa.
La collaborazione con il Conservatorio proseguirà poi nel maggio prossimo con il progetto NapoliMusicaOggi, dedicato agli allievi delle classi di composizione, di cui proporremo musiche espressamente scritte per l'Ensemble Dissonanzen.
mercoledì 21 febbraio 2007 ore 21.00
Good Morning Scelsi
L’Ensemble Dissonanzen incontra Marc Ribot

Musiche di Giacinto Scelsi e Marc Ribot
  • Marc Ribot, chitarra
  • Ensemble Dissonanzen
    • Tommaso Rossi, flauti
    • Claudio Lugo, saxofono
    • Marco Cappelli, chitarra
    • Francesco D’Errico, tastiere
    • Christine Bard, percussioni
    • Ciro Longobardi, pianoforte
Giacinto Scelsi(1905-1988) -Quays per flauto solo -Dai Tre pezzi per sassofono: n.2 e n.3 -Da Ko-Tha, tre danze di Shiva per chitarra: n. 1 -Da Quattro "Quattro Illustrazioni" per pianoforte: Krishna Avatara Marc Ribot (1954) -Bataille -Scelsi Morning -And then She fell... -Earth -Pennies from hell -Geese

L’Ensemble Dissonanzen incontra il grande chitarrista americano Marc Ribot, autore di un progetto originale dedicato a Giacinto Scelsi gia’ pubblicato in disco per l’etichetta TZADIK. Giacinto Scelsi, di cui si è celebrato l'anno scorso con un grande Festival a Roma il centenario della nascita, e’ stata una delle figure piu’ interessanti e nello stesso tempo discusse della musica del secondo Novecento. Dissonanzen e Marc Ribot hanno deciso di dare vita ad un nuovo progetto in cui brani originali di Scelsi si alternano alle composizioni per ensemble di Ribot, in cui scrittura e elementi improvvisativi si intrecciano a costruire un percorso sonoro affascinante e variegato. Il progetto è stato già presentato nel febbraio scorso nella prestigiosa cornice del Tonic, storica sala dell’avanguardia musicale newyorkese.

“Viveva molto tempo fa in Persia un suonatore di flauto che non suonava che una sola nota. Dopo aver sopportato per vent’anni con pazienza e discrezione, sua moglie gli fece notare che gli altri musicisti utilizzavano diversi suoni, e con successo.
Egli rispose che lo sapeva, ma che lui aveva gia´  trovato la nota giusta, mentre gli altri la stavano ancora cercando”
Yves Klein
“ La mia musica non e’ ne’ questa ne’ quella: non e’ dodecafonica, non e’ puntillista, non e’ minimalista… Cos’e’ allora? Non si sa…”
Giacinto Scelsi

Nel corso del XX secolo, mentre il mondo della musica contemporanea si divideva tra il neoclassicismo di discendenza franco-stravinskiana e l’espressionismo di matrice viennese-schoenberghiana , un personaggio atipico seguiva un percorso del tutto indipendente , ponendosi con candida naturalezza al di fuori  delle categorie critiche tracciate da Adorno nella “Filosofia della Musica Moderna”.
Gli studiosi di Giacinto Scelsi (La Spezia, 1905 – Roma, 1988) sono soliti far risalire la genesi della sua singolare prospettiva musicale a tre eventi chiave della sua vita:
l’ influenza dell’esoterismo musicale di Skriabin e dell’atonalismo di Schoenberg “umanizzato” dall’espressionismo lirico di Berg; uno storico viaggio in Oriente; il lungo soggiorno in una casa di cura svizzera, in seguito ad una grave malattia psichica.
E’ in questo contesto biografico che matura la scelta di dirigere la propria recerca musicale verso “l’interno” del fenomeno sonoro, piuttosto che verso l’arte combinatoria dei suoni stessi, fino ad affermare che:“Il suono e’ sferico, rotondo. Invece lo si escolta sempre come durata e altezza. Non va bene. Ogni cosa sferica ha un centro: lo si puo’ dimostrare scientificamente. Bisogna arrivare al cuore del suono: solo allora si e’ musicisti, altrimenti si e’ solo artigiani”.

I risultati di questa posizione – assunta con grande ricchezza di motivazioni interiori e praticata con estremo rigore artistico – sono ben evidenti nell’opera di Scelsi, oggi riconosciuta come una delle esperienze piu’ importanti del ‘900 musicale persino da “quegli ambienti accademico-musicali italiani che ne avevano decretato la totale eclisse” (Castanet – Cisternino) ed alla luce della quale “l’intera storia musicale dal dopoguerra ad oggi andrebbe riscritta” (Haldbreich).

Se John Cage affermava che: “la cosa piu’ interessante della musica di Scelsi e’ la concentrazione raggiunta su un singolo suono…Non conosco nessuno che  abbia fatto una cosa del genere: il dirigersi verso una situazione di tale estremita’ e’ stato  un lavoro importantissimo e totalmente compiuto” , non sorprendera’ scoprire il fascino che il personaggio ha esercitato su uno degli esponenti piu’ rappresentativi dell’avanguardia musicale newyorkese di oggi: il chitarrista e compositore Marc Ribot.

Noto al grande pubblico per aver militato nelle esperienze radicali piu’ significative degli anni ’80 (John Zorn, Lounge Lizard, Arto Lindsay, Sun Ra Arkestra…) e per aver regalato perle di suono inconfondibile a molto “pop”  di qualita’ (Tom Waits, Elvis Costello, T Bone Burnett … ed in Italia Vinicio Capossela), Ribot e’ ormai da anni un nome consolidato sulla scena internazionale come sia come solista che come band leader.
Il progetto SCELSI MORNING  (dal titolo di un cd edito dalla Tzadik nel 2003) -  realizzato in collaborazione con l’Ensemble Dissonanzen ed eseguito per la prima volta dal vivo al Tonic di New York nel Febbraio 2006 - si articola senza soluzione di continuita’ giustapponendo pezzi solistici di Scelsi a brani cameristici di Ribot ispirati dalla propria personalissima riflessione sull’opera del compositore italiano, toccando di sfuggita Albert Ayler, Morton Feldman, echi minimalisti e naturalmente il primitivismo ritualistico e percussivo di Scelsi stesso: il tutto attingendo a piene mani alla fonte magica dell’improvvisazione che tanta parte aveva nel procedimento compositivo scelsiano.

Il concerto che inaugura il Festival “Dissonanzen ‘07” a Napoli e’ dato come anteprima del debutto in programma al Festival Di Salisburgo per il prossimo Agosto 2007.

Marc Ribot è tra i più versatili chitarristi della scena internazionale, Marc Ribot è un artista eclettico. Il suo stile e il suo suono inimitabile, hanno fatto si che numerosi musicisti come Jack McDuff e Wilson Pickett a Tom Waits (15 anni di sodalizio), Elvis Costello, Marianne Faithfull e John Zorn, lo abbiano scelto per collaborare.

L'Ensemble Dissonanzen è un organico cameristico che nasce all'interno delle stagioni concertistiche dell'Associazione Dissonanzen di Napoli con la funzione di divulgare la musica del Novecento storico di maggiore impegno. Dal 2002, senza tralasciare l'attività sul territorio e la programmazione retrospettiva, l'Ensemble si è andato configurando sempre più come strumento di realizzazione ed esportazione di progetti originali. Il nucleo stabile è formato dal flautista Tommaso Rossi, dal pianista Ciro Longobardi, dal sassofonista/direttore/compositore Claudio Lugo e dal chitarrista Marco Cappelli che - pur avendo in comune una formazione musicale classica - hanno frequentato diversi generi (musica contemporanea, musica antica, jazz d'avanguardia, improvvisazione, musica elettronica) ed hanno al proprio attivo presenze individuali in importanti istituzioni italiane e straniere. Intorno a questo nucleo si aggregano di volta in volta strumentisti provenienti dagli stessi ambienti, come pure ospiti quali Michel Godard, Linda Bsirì, Cristina Zavalloni, Enrico Baiano, il duo Markus Stockhausen/Tara Bouman (con il quale ha pubblicato il cd Musica Porosa edito dall'etichetta Niccolò), Jim Pugliese, Stefano Scodanibbio, Alvin Curran invitati a dare vita - e a prendere parte assieme all'Ensemble - a progetti inediti. Il cd dedicato alla musica da camera di Luigi Dallapiccola e Goffredo Petrassi è la seconda pubblicazione dell'Ensemble.

giovedì 22 febbraio 2007 ore 21.00
ADM Ensemble
Musiche di  Charles Edward Ives, Isang Yun, Yehudi Wyner, Wolfgang Rihm, Paolo Ricci, Claudio Rastelli AdM Ensemble
Gabriele Betti, flauto
Giovanni Picciati, clarinetto
Paçalin Zef Pavaci, violino
Paolo Vergari, pianoforte

Charles Edward Ives (1874-1954) Largo (1902) per clarinetto, violino e pianoforte
Isang Yun (1917-1995) Due invenzioni (1983) per flauto e clarinetto/violino Triller Harmonie
Yehudi Wyner (1929) 3 Informal pieces (1961) per violino e pianoforte; 3 Short Fantasies (1963/71) per pianoforte
Wolfgang Rihm (1952) Klavierstück n. 5 (Tombeau) (1975) per pianoforte; 1. (Senza tempo); 2. Ciacona; 3. Quasi corale
Paolo Ricci (1949) Il risveglio, la danza, il grido (1988) per clarinetto
Claudio Rastelli (1963) 3 Promenades (2006) per flauto, clarinetto, violino e pianoforte

AdM Ensemble è una formazione cameristica nata nel 2004 nell’ambito dei progetti degli Amici della Musica di Modena. Dopo l’esordio nei Concerti d’Inverno 2004, l’ensemble ha tenuto concerti con organici dal trio all’ottetto in varie istituzioni italiane. Il repertorio dell’AdM Ensemble è incentrato sugli ultimi cent’anni di musica.
Il direttore artistico dell’AdM Ensemble è il compositore Claudio Rastelli.
Gabriele Betti, flauto. Dopo gli studi con Roberto Fabbriciani, ha iniziato una brillante attività artistica, tenendo concerti in numerosi paesi d’Europa e Stati Uniti. Interessato alla produzione contemporanea, ha eseguito in prima assoluta brani di Aldo Clementi, Jean Francaix, Salvatore Sciarrino e di altri autori. Ha inciso per le case discografiche Edipan, Ricordi e Rivo Alto ed ha pubblicato per Carisch. E’ titolare della cattedra di flauto presso l’Istituto Musicale Pareggiato O. Vecchi di Modena.
Giovanni Picciati?Si diploma in clarinetto nel 1983 sotto la guida del M° Gaspare Tirincanti con il massimo dei voti e la lode. Nel 1984 si classifica primo al Concorso Internazionale di Stresa e vince il concorso presso l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha collaborato con l'Orchestra del Teatro e Filarmonica della Scala. Ha suonato sotto la direzione di direttori come Mehta, Rostropovich, Inbal, Pretre, Sinopoli, Accardo. Dal 2002 è primo clarinetto dell'Orchestra Symphonica Toscanini di cui è direttore Principale e Musicale il M° Lorin Maazel. E' docente di clarinetto presso l'Istituto Musicale Pareggiato " C.Merulo" di Castelnovo ne' Monti (R.E)
Paçalin Zef Pavaci, violino, inizia a studiare all’età di sei anni nella Scuola di Musica “P. Jakova” di Scutari (Albania) diplomandosi col massimo dei voti nel 1986. In seguito vince numerosi concorsi e, dal 1993, si stabilisce in Italia. Molto attivo come spalla (collaborazioni con direttori come Ashkenazy, Kuhn e Lu Jia... ), come solista e in formazioni cameristiche, ha suonato in Europa, Stati Uniti e in numerosi paesi dell’Asia, in particolare in Giappone, dove viene  invitato da anni come  docente ospite presso la Showa University di Tokyo. Suona un violino Vincenzo Postiglione del 1891 e un Lorenzo Frignani del 2003.
Paolo Vergari, pianoforte. Dopo le affermazioni in numerosi concorsi intraprende una carriera che lo porta a suonare in almeno venti paesi stranieri. Pianista dal repertorio vasto e ricercato, si dedica intensamente alla musica contemporanea. E’ stato ospite in varie trasmissioni radiotelevisive per la Radio Italiana, RAIUNO, TMC,Radio France, RSI, Radio Maltese, Blu Sat 2000. Ha inciso per Clarius Audi, Altrisuoni. Numerosi i cd per Phoenix: è recente la pubblicazione in prima registrazione assoluta dedicata a Gino Tagliapietra con i “40 Studi di perfezionamento” ed altra musica pianistica.

Note di sala  22 febbraio
Le grandi correnti di pensiero, le <<scuole>>, hanno un‚importante funzione storica, quella cioè di consolidare determinati indirizzi estetici, favorendone la diffusione al più alto livello e la trasmissione alle generazioni a venire. D‚altro canto, il loro essere istituzionalmente Œassertive‚ produce un‚ulteriore ma non meno importante funzione, quella di provocare la reazione di chi in quegli indirizzi estetici crede in parte, poco o per niente, e professa una visione del mondo diversa se non addirittura opposta. E‚ quanto accade, ad esempio, negli anni ‚70, quando una schiera di compositori comincia a mostrare segni di insofferenza per quella stessa Scuola (di Darmstadt) alla quale pur si erano formati. Tra questi, Wolfgang Rihm: „Quando compongo non voglio sforzarmi perché venga fuori la costruzione o il piano dell´opera, ma voglio partecipare al flusso cangiante delle forme; io voglio solo andare dentro, essere trascinato.‰ Ecco tratteggiato in poche parole lo spirito della Neue Einfachkeit (Nuova Semplicità), sostanzialmente un atonalismo liberato dalle esasperate costrizioni dello strutturalismo post-weberniano ed orientato verso Berg ed i grandi e potenti gesti della tradizione tardoromantica. Ne è un bell‚esempio il Klavierstück n.5 (Tombeau) dello stesso Rihm, in cui un materiale profondamente (e violentemente) atonale viene Œstrumentato‚ secondo i più consolidati topoi della grande tradizione pianistica. Anche Isang Yun aderisce in maniera cauta ai postulati della Scuola di Darmstadt: sudcoreano, una vita segnata da tragici eventi, studia e si afferma in Europa fino ad ottenere l‚insegnamento a Berlino e la cittadinanza tedesca. La sua musica è caratterizzata da un controllato e personale uso della serialità, che fonde con istanze provenienti dal mondo estetico e filosofico dell‚est asiatico. Nelle Invenzioni per flauto, clarinetto e violino,  gli strumenti elaborano fitti arabeschi all‚interno di un‚unica, fissa fascia sonora. Se Rihm e Yun attuano una critica Œcontrollata‚ e, soprattutto, dall‚interno della Scuola, diversa è la posizione di Charles Ives, padre spirituale di tutti gli indipendenti ed outsiders del secolo scorso. Nell‚America musicale di fine Œ800 Scuola era sinonimo di accademismo post-brahmsiano: troppo difficile averci a che fare per il giovane Ives, allevato dal padre al più radicale sperimentalismo. Il suo gesto è estremo: decide di dedicarsi ad un altro mestiere (farà l‚assicuratore) e di riservare alla composizione il tempo libero. Nasce così, in totale indipendenza dalle avanguardie storiche europee, uno dei più affascinanti e visionari corpus di composizioni della storia del XX° Secolo. Il Largo, del 1902, pur non rappresentando il vertice del radicalismo ivesiano, esprime in nuce alcuni dei suoi aspetti più innovatori, con un libero utilizzo di politonalità e poliritmia ed una salda tecnica della variazione. Rigorosamente istituzionale è invece il curriculum di Yehudi Wyner, che coltiva interessi molteplici per i linguaggi codificati dalla storia, da Bach ai contemporanei. Tuttavia, il suo rapporto con la Scuola e le sue regole è molto particolare: „Le costruzioni metodiche spesso mi annoiano, con la loro ingenua inventiva, che sostituisce la Œragione‚ al mistero della coerenza intuitiva.‰ E la coerenza intuitiva sembra essere il cemento che unifica le 3 Short Fantasies, nate indipendentemente e poi unite dall‚autore in un‚unica suite, mentre i 3 Informal Pieces rappresentano un omaggio alla serialità, trattata però con fantasia e libertà quasi improvvisativi. Paolo Ricci, vive da alcuni anni la sua esperienza di compositore a latere rispetto all‚attività di contrabbassista nell‚Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Allievo di Donatoni (Il didatta della composizione per antonomasia nell‚ultimo quarto del Œ900), ricava la parte centrale (La danza) di „questa piccola trilogia dai risvolti velatamente antropologic"  da un precedente brano per trombone solo, componendo in seguito la parte introduttiva (Il risveglio, dal carattere lento e indolente) ed il finale (Il grido).
Le due composizioni di Claudio Rastelli (1963) incluse in questo programma sono state composte a tredici anni di distanza l’una dall’altra. Dato che la seconda è tuttora in fase di composizione, sono possibili cenni precisi solo su Duo II (1993), per clarinetto e pianoforte. Duo II appartiene ad una serie di composizioni per due strumenti; finora l’ultimo della serie è Duo VI, per violoncello e pianoforte (2000). Negli anni 1987-91 Rastelli studia con Camillo Togni, uno dei più importanti e rigorosi compositori dodecafonici del ‘900. Questo periodo, fondamentale per la sua formazione, termina con la composizione delle Cinque Bagatelle per pianoforte, nelle quali mostra rigore e padronanza della tecnica seriale e un clima espressivo già personale. Dopo le Bagatelle tende a privilegiare una maggiore distensione del gesto musicale, una progressiva diminuzione della densità della materia; questo causa un graduale rallentamento dello scorrere del tempo musicale e, in alcune composizioni – soprattutto in Paesaggio Interrotto per violino e orchestra (1996) – la melodia diventa elemento preponderante. Duo II è un delicato esempio di questa ritrovata vena melodica. I cullanti movimenti del pianoforte, ricchi di note e accordi ribattuti, prolungano le armonie e lasciano spazio ai tempi della melodia; la serie dodecafonica è “suddivisa” tra i due strumenti secondo quantità stabilite a priori: il pianoforte traccia infatti un percorso armonico di note sempre complementari a quelle del clarinetto. Una doppia cadenza, prima del clarinetto, poi del pianoforte, separa la prima dalla terza sezione di questa composizione che deve tanto anche allo studio approfondito, compiuto come compositore e pianista, dei Vier Stucke op. 5 di Berg.

La giornata del 23 febbraio presenta un doppio appuntamento con la musica italiana: alle ore 18 i Solisti dell'Ensemble Dissonanzen presentaranno una ricognizione della produzione dell'ultimo trentennio con un paricolare riferimento ai compositori napoletani. Alle ore 21, in collaborazione con Agostino Di Scipio e con la classe di Musica Elettronica di San Pietro a Majella verrà proposto un programa elettroacustico che comprenderà alcuni pezzi ormai "storici" della produzione italiana, tra cui Musica su Due Dimensioni di Maderna e Ricordati cosa ti hanno fatto in Auschwitz di Nono, insieme con alcune più recenti proposte. All'inizio del concerto verrà anche presentata, in prima esecuzione assoluta, l'installazione sonora MODI DI INTERFERENZA (3) per 2 chitarre elettriche in feedback sistema di autoregolazione computerizzato di Agostino Di Scipio, in collaborazione con Mario Formisano, Peppe Renne, Massimo Scamarcio.

venerdì 23 febbraio 2007, ore 18.00
Ensemble Dissonanzen
Musiche di Roberto Altieri, Aldo Clementi, Franco Donatoni, Enzo Galdi, Ivan Fedele, Patrizio Marrone, Enrico Renna. Solisti dell'Ensemble Dissonanzen
 
venerdì 23 febbraio 2007, ore 21.00
installazione sonora

MODI DI INTERFERENZA (3) prima esecuzione assoluta
installazione sonora per 2 chitarre elettriche in feedback sistema di autoregolazione computerizzato
di Agostino Di Scipio, in collaborazione con Mario Formisano, Peppe Renne, Massimo Scamarcio
concerto
B.Maderna MUSICA SU DUE DIMENSIONI per flauto e nastro magnetico
L.Nono RICORDA COSA T’HANNO FATTO IN AUSCHWITZ per nastro magnetico
M.Lupone CICLO ASTRALE (PARTE II) per violino, supporto digitale e live electronics
G.Scelsi AITSI per pianoforte e live electronics
L.Turaccio NUOVO TITOLO per flauto dolce e supporto digitale - prima esecuzione assoluta
N.Sani CONCETTO SPAZIALE, ATTESE per pianoforte e supporto digitale

Solisti dell'Ensemble Dissonanzen
assistenza tecnica e regia del suono: studenti della Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio S.Pietro a Majella, Napoli (Fabio Esposito, Roberto Pugliese, Massimo Scamarcio, Stefano Silvestri)
Il 24 ancora due appuntamenti. Quello delle 18 è ancora legato alla musica elettronica. Verrà presentata la video-installazioneintitolata 5 x 4 (COMMENTO SONORO NAPOLETANO),  installazione audio-video di Massimo Scamarcio e successivamente verrà presentato il CD “PAYSAGES HISTORIQUES (Musica Elettroacustica 1998-2005)” di Agostino Di Scipio, con ascolti.
Programma del 23 Febbraio 2007 ore 21.00
Sul piano storico, la Musica Elettronica ha messo compositori ed interpreti di fronte al "problema della tecnica", favorendo una consapevolezza del quadro di mediazioni tecnologiche (cioe' sociali e politiche) in cui la musica viene composta, eseguita, ascoltata. Il repertorio dedicato all'incontro tra strumenti musicali tradizionali e strumentazioni elettroacustiche e' allora di particolare significato. A incontrarsi - o scontrarsi, o confrontarsi - sono in effetti due mo(n)di storicamente diversi di rapportarsi ai mezzi tecnici in funzione espressiva, uno artigianale e ricco di tradizione, l'altro connotato da un'apparenza di forte razionalita' e legato alla tarda modernita' e alla post-modernita', fino all'oggi, in un tempo in cui la razionalita' tecnologica diventa per i musicisti ambiente di lavoro e per tutti (in Occidente e non solo...) "ambiente di vita", cornice delle relazioni umane. Non sorprende che proprio l'incontro fra strumenti musicali e apparecchiature elettroniche sia apparso, sin dagli esordi pionieristici, particolarmente denso di indicazioni e fertile di idee musicali, come testimonia il programma di questo concerto. Musica su due dimensioni di Bruno Maderna e' ormai un classico. Composto nel 1958 nello Studio di Fonologia della RAI di Milano (e preparato anche con la complicita' di Severino Gazzelloni), questo lavoro e' basato su un progetto di qualche anno precedente, che era stato solo abbozzarto non avendo il compositore trovato collaborazione nei responsabili dello Studio für elektronische Musik della WDR di Colonia. A distanza di quasi 50 anni, come non vedere nel nuovo lavoro di Luigi Turaccio un nuovo e diverso tentativo di incontro e magari di fusione, di sintesi oltre che di antitesi, fra concezioni strumentali lontane come quella dei flauti dolci (una strumentalita' addirittura remotamente arcaica, eppure per certi versi cosi' attuale) e suoni preparati mediante computer? Discorso analogo vale per Concetto Spaziale di Nicola Sani (composto nel 1997, liberamente ispirato al lavoro di Lucio Fontana), dove pero' a rappresentare la strumentalita' tradizionale e' uno strumeto dal peso e dal rilievo che va riconosciuto al pianoforte, vera macchina da suoni della classicita' e della modernita'. D'altra parte, e' forse un tratto tipico di una certa "via italiana" all'elettronica, quello che si ritrova in Ricorda cosa t'hanno fatto in Auschwitz (1966) di Luigi Nono, dove si ascoltano libere rielaborazioni in funzione espressiva (e anche di gelido pathos lirico-espressionistico) di una pluralita' di suoni "naturali" soprattutto ma non solo (voce umana e cori di bambini, suoni di strumenti, e suoni elettronicamente generati nello Studio di Fonologia). In un autore di generazione piu' recente, come Michelangelo Lupone, l'elettronica diventa non solo elemento di contrapposizione dialettica o di complemento dialogico, ma anche occasione di ripensamento e rinnovamento dello strumentario tradizionale, attraverso modalita' esecutive particolari, e attraverso l'uso alcuni processi di elaborazione digitale dal vivo. E' il caso appunto del lavoro per violino ed elettronica composto nel 1986, e che fa parte del Ciclo Astrale del compositore romano. A competare il programma di questo concerto, un unicum della produzione di Giacinto Scelsi, Aitsi, un lavoro del 1974 che e' l'ultimo per pianoforte composto da Scelsi, e il solo della sua produzione per la cui realizzazione sono richiesti accorgimenti di amplificazione e "distorsione" del suono: accorgimenti semplici e limitati, ma coerenti e funzionali ad un'idea contemplativa all'interno e attraverso il suono.

Installazioni del 23 e 24 Febbraio 2007
Quella della "installazione sonora" (con o senza componenti anche visive) e' ormai una modalita' di presentazione dell'idea artistica assai diffusa nel mondo. Peraltro, come e' caratteristico di ogni forma artistica giovane, una definizione precisa di cosa si debba intendere per "installazione sonora" non e' ancora stata data (si veda per esempio il recente studio su questo tema da parte di Ivano Morrone). Ed e' in fondo dubbio che possa riceverla, e che debba riceverla. Non a caso, le due installazioni presentate qui sono assai diverse tra loro. Nel Commento sonoro napoletano di Massimo Scamarcio, viene tematizzata l'esperienza di verbalizzazione del suono: che parole usiamo, come descriviamo nel linguaggio il suono di luoghi a noi noti? E anche: siamo consapevoli del suono degli ambienti che quotidianamente attraversiamo? La familiarita' di questi ambienti e' solo visiva? Quali ne sono le tracce acustiche? Abbiamo le parole per dire quello che l'orecchio incessantemente ci dice? In Modi di Interfernza n.3 (installazione basata su un'idea di Agostino Di Scipio e realizzata insieme agli studenti della Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio di Napoli), centro dell'esperienza e' l'icona sonora (ma anche visiva) della chitarra elettrica, strumento eminenteente pop ma anche eminentemente logoro. Attraverso varie modalita' di controllo del feedback, un algoritmo che opera in tempo reale (preparato con Pure Data, un software open source, privo di licenza commerciale) interferisce nel loop tra chitarra e amplificatore, dando luogo ad un processo di auto-generazione del suono, con variazioni piu' o meno ampie del feedback stesso.

Programma del 24 Febbraio 2007 ore 18.00
Nella produzione di Agostino Di Scipio, le opere su supporto digitale mutlicanale non sono numerose quanto quelle che richiedono l'esecuzione elettronica dal vivo (live electronics). Alcune di esse costituiscono il corpus omogeneo dei Paesaggi Storici. Si tratta di quattro lavori che, insieme ad altri due di provenienza diversa, sono ora pubblicati su un CD monografico intitolato PAYSAGES HISTORIQUES (Musica Elettroacustica 1998-2005), prodotto dall'IMEB (Istituto di Musica Elettroacustica di Bourges, in Francia), che e' stato anche committente di due dei quattro lavori. Non si tratta di "paesaggi sonori", di soundscapes, e neppure di cartoline sonore o di altre prospettive impressionistiche. Ma di lavori basati su materiali sonori d'archivio relativi a fatti storici o alla vita contemporanea di quattro citta' occidentali (Roma, Berlino, Parigi, New York). Per informazioni si puo' visitare il sito http://www.imeb.net/EDITIONS/chrysopee.html.

sabato 24 febbraio ore 21.00
Xenia Ensemble
Musiche di Dmitri Yanov Yanovsky, Komitas/Aslamazian, Tigran Mansuryan, Giya Kancheli, Arvo Pärt, Franghiz AliZadeh XENIA ENSEMBLE
Cynthia Treggor, violino
Eilis Cranitch, violino
Michéle Minne, viola
Elizabeth Wilson, violoncello

Il concerto del 24 ore 21.00 vede protagonista Xenia Ensemble, un quartetto d'archi specializzato nella produzione dei compositori delle ex-repubbliche sovietiche.

    Dmitri Yanov Yanovsky (Uzbekistan) Awakening 6' per quartetto, nastro e percussioni
    Komitas/Aslamazian (Armenia) (3')
    Tigran Mansuryan (Armenia) Quartetto per archi  No1  (20')
    Giya Kancheli (Georgia) Dopo il pianto 7' per violoncello solo
    Komitas/Aslamazian Danze popolari armen 2'30''
    Arvo Pärt Psalom  5' 
    Franghiz AliZadeh (Azerbaijan) Oasis 17' per quaretto d'archi e nastro magnetico

Xenia Ensemble è stato fondato a Torino nel 1995 da quattro musiciste interessate alla musica da camera del ‘900 e contemporanea, con lo scopo di presentare la nuova musica di compositori stranieri in Italia ed esportare all’estero quella dei compositori italiani. Specializzato sulla musica di compositori russi e delle ex repubbliche sovietiche, l’ensemble ha collaborato con molti compositori, fra i quali Giya Kancheli, James Macmillan, Simon Holt, Dmitri Yanov-Yanovsky e Franghiz Ali-Zada, ed ha commissionato nuove opere agli italiani Giulio Castagnoli e Mauro Montalbetti, all’azera Franghis Ali-Zada, al cinese Chang Hing-Yan, ai russi Alexander Vustin ed Elena Firsova, agli irlandesi Micheal O’Suilleabhain e Michael McGlynn, agli uzbeki Dmitri Yanov-Yanovsky e Polina Medyulyanova.
Dopo il suo debutto avvenuto nel 1995 al festival internazionale “Settembre Musica” di Torino con un programma dedicato al futurismo russo, l’ensemble si è esibito in diversi festival in Italia e all’estero (Ravenna Festival, Tempus Pascale, ControCanto – Donne in Musica, L’Accademia di Bologna, L’Associazione Etnea di Catania, Ilkom Festival di Tashkent in Uzbekistan, Borzhomi Festival in Georgia, Festival di Bad Kreut in Germania, Univeristy of Limerick in Irlanda, Radio Svizzera Berne, Kalaidoscope Festival di Mosca, Arts Square Festival di San Pietroburgo, Goldsmiths Russian Series a Londra ecc…).
L’Ensemble ha continuato con regolarità la collaborazione con Settembre Musica, dove ha eseguito musiche del compositore americano Steven Mackey nel 1999, ha suonato musiche si Prokofiev nel 2002 e nel 2004 ha collaborato con il pianista Boris Petrushansky in un programma dedicato a Michael Glinka e con l’Hilliard Ensemble all’interno dell’omaggio ad Arvo Pärt.
Nell’autunno 2004 Xenia Ensemble ha preso parte alla Settimana di Musica Contemporanea organizzata dalla Radio Olandese in collaborazione con la Rai Radio3, eseguendo un concerto presso il Festival di Musica Contemporanea di Acqui Terme.
Nella stagione 2005 del Teatro Piccolo Regio e in quella della Fondazione Gulbenkian di Lisbona, l’ensemble ha debuttato con una nuova produzione che vede la messa in scena di “ Ghost Opera” del compositore cinese Tan Dun (regia di Ernaldo Data e Lucio Diana). Per il 2006 con il compositore russo Alexander Raskatov si sta avviando un progetto ispirato al poeta Khlebnikov e ai rituali degli sciamani. Per questo occasione Raskatov scriverà un nuovo brano “R-ossia” per Xenia Ensemble e Eugveni Ulugbashev, musicista che proviene dalla Siberia.